Alle soglie del 2019 la fatturazione elettronica è diventata realtà, un nuovo modo di fatturare e di gestire la propria attività che sta mandando in stato di agitazione molte attività, soprattutto quelle che ad oggi non si sono ancora preparate al rinnovamento.

Non stupisce quindi che alcuni esercenti, soprattutto quelli di piccole dimensioni, siano tentati dal rifiutarsi di emetterla, consegnando invece lo scontrino fiscale al proprio cliente.

Cosa ne pensa la legge di questa decisione?

L’articolo 22 del DPR 633/72 ci da una mano a dissipare ogni dubbio, infatti recita:

L’emissione della fattura non è obbligatoria, se non è richiesta dal cliente non oltre il momento di effettuazione dell’operazione:

1) per le cessioni di beni effettuate da commercianti al minuto autorizzati in locali aperti al pubblico, in spacci interni, mediante apparecchi di distribuzione automatica, per corrispondenza, a domicilio o in forma ambulante;

2) per le prestazioni alberghiere e le somministrazioni di alimenti e bevande effettuate dai pubblici esercizi, nelle mense aziendali o mediante apparecchi di distribuzione automatica;

3) per le prestazioni di trasporto di persone nonché di veicoli e bagagli al seguito;

4) per le prestazioni di servizi rese nell’esercizio di imprese in locali aperti al pubblico, in forma ambulante o nell’abitazione dei clienti;

5) per le prestazioni di custodia e amministrazioni di titoli e per gli altri servizi resi da aziende o istituti di credito e da società finanziarie o fiduciarie;

6) per le operazioni esenti indicate ai numeri da 1) a 5) e ai numeri 7), 8), 9), 16) e 22) dell’art. 10;

6-bis) per l’attività di organizzazione di escursioni, visite della città, giri turistici ed eventi similari, effettuata dalle agenzie di viaggi e turismo.

Come sempre il diavolo sta nei dettagli, infatti se è pur vero che l’emissione della fattura non è obbligatoria (a favore dello scontrino fiscale/non fiscale) è altrettanto vero che diventa tale al momento della richiesta del proprio cliente di ricevere tale documento.

Sottolineiamo che a nulla valgono l’esposizione di cartelli con il diniego all’emissione della fattura, cosi come mettere un limite minimo sotto il quale la fatturazione non viene emessa infatti oltre a fornire un disservizio al vostro cliente, con il rischio di perderlo, andreste potenzialmente incontro a sanzioni da parte della Pubblica Amministrazione.

Ci sono dei casi dove è possibile non emettere fattura?

In realtà si, infatti la fattura va richiesta prima dell’emissione dello scontrino, emettendo entrambi sarebbe come dichiarare due volte lo stesso ricavo.

Eccezione a questa regola è la GDO (Grande distribuzione) dove nella maggior parte dei casi emettono scontrino non fiscale, dichiarando il monte imponibile a fine giornata lavorativa in maniera telematica.

Se sono un ambulante ho l’obbligo?

Anche in questo caso l’emissione della fattura risulta obbligatoria, ma vogliamo sottolineare che la fatturazione elettronica rappresenta una grande agevolazione, infatti basterà disporre del proprio cellulare o tablet, connesso ad internet per poterla emettere.

Vi sono rimasti dubbi o incertezze? Scarica la nostra guida o  Contattateci.

L’introduzione di nuove metodologie o tecnologie comporta come sempre un periodo di apprendimento e di assestamento ed è quello che sta avvenendo con la fattura elettronica. Molti clienti si stanno cimentando con questa nuova modalità di fatturazione ed è normale che domande e dubbi vengano alla luce.

Oggi infatti vogliamo spiegare come leggere una fattura elettronica, qual’è il suo formato e come gestirla al meglio.

Premessa

Se non vi siete ancora messi a norma, non disperate, grazie alla nostra guida potrete in breve tempo essere pronti.

Partiamo col dire che la fattura elettronica (salvo copie di cortesia, senza validità in PDF) sarà ricevuta in un file con formato XML (eXtensible Markup Language), questa tipologia di file non esegue operazioni, ma è un contenitore di dati, ordinati per essere facilmente leggibili da altri programmi.

Il primo modo (e quello anche consigliato) per leggere un file XML è quello di affidarsi al proprio programma di invio e ricezione delle fatture.

Una piattaforma pronta all’uso

Come esempio pratico, noi dotiamo tutti i nostri clienti di credenziali per accedere alla nostra piattaforma, dove troveranno in maniera del tutto automatica le loro fatture sia emesse che ricevute.

Il vantaggio di una tale soluzione e in prima istanza l’ordine e la semplicità, infatti in questo caso l’utente non dovrà importare nessun file, basterà accedere alla propria area riservata.

Le alternative

L’alternativa certamente più scomoda e meno ordinata è utilizzare un programma specifico come Code Beautify, che ordinerà i dati in maniera omogenea, in questo modo potremmo vedere tutti i dati della nostra fattura, per trasmetterla al nostro commercialista.

Ultima alternativa, dal sapore “storico” è il glorioso e intramontabile blocco appunti di windows, lo segnaliamo come nota di colore più che come effettivo utilizzo 😊

Conclusione

Per ricapitolare, i mezzi per leggere i nostri file XML non mancano e le alternative sul mercato sono ampie e con costi variabili.

Ma il nostro primo obbiettivo non deve essere dato dal mero risparmio del costo di un software (parliamo di un prezzo medio di mercato di 150 euro all’anno) ma piuttosto di come snellire il nostro processo contabile interno, di come trasformare un obbligo come la fattura elettronica in una opportunità per la nostra impresa, per essere sempre più precisi e al passo con i tempi.

Ti rimangono dei dubbi? Scarica la nostra guida o contattaci, saremmo felici di affiancare la tua attività in questa nuova avventura telematica.

Come prevedibile, si moltiplicano i dubbi sulla fatturazione elettronica e su come integrarla nei processi di fatturazione delle nostre attività.

Molte aziende, soprattutto quelle che emettono un cospicuo numero di fatture hanno ormai da diverso tempo incominciato a muovere i primi passi per ricevere dai propri clienti le coordinate dove intendano ricevere le fatture, in particolare l’indirizzo PEC o il codice destinatario.

Premessa

Incominciamo con il dire che i canali principali dove si potranno ricevere le nostre fatture elettroniche sono principalmente due:

Entrambi possono essere dati al fornitore, che potrà utilizzarli durante il processo di invio della fattura elettronica.

Ricezione della fattura elettronica e portale “Fatture e corrispettivi”

Segnaliamo che se all’interno del portale “Fatture e corrispettivi”, è stato inserito un indirizzo predefinito di ricezione, questo avrà carattere di prevalenza rispetto a quello inserito dal nostro fornitore. Il portale “Fatture e Corrispettivi” è un sito internet, messo a disposizione dall’Agenzia delle Entrate per tutti i titolari di Partita IVA, per la gestione della fatturazione elettronica e vari obblighi di natura fiscale.

Un esempio pratico

Se il nostro fornitore invia alla nostra attenzione una fattura elettronica, inserendo come canale di invio il nostro indirizzo PEC, ma all’interno del portale abbiamo inserito come ricezione predefinita il CODICE DESTINATARIO, in automatico l’Agenzia delle Entrate utilizzerà quest’ultimo per recapitarci la fattura.

Ma cosa conviene dare al nostro fornitore?

La domanda può sembrare banale, ma merita una breve considerazione, la fattura elettronica è un miglioramento se inserita in un contesto studiato e automatizzato.

Non esiste una risposta univoca, anche se a nostro avviso il CODICE DESTINATARIO è sempre da preferire rispetto all’indirizzo PEC.

Personalmente abbiamo optato per seguire i nostri clienti in tutte le fasi della fatturazione, per un apposito software che permetta loro tramite un comodo pannello di controllo di ricevere e inviare le propri fatture elettroniche, oltre al fatto di automatizzare la ricezione da parte nostra delle fatture, “liberandoli” dalla consegna delle stesse al commercialista e provvedendo noi al loro ritiro telematico.

Vi sono rimasti dubbi? Non vi siete ancora preparati alla fattura elettronica? Non preoccuparti, grazie alla nostra guida potrai essere operativo in poco tempo.

Procediamo con la roadmap verso l’entrata in vigore della fatturazione elettronica e del suo obbligo. Dopo la smentita del Governo sulla tanto ventilata proroga, molti utenti si trovano ad oggi ancora impreparati ad affrontare questa nuova incombenza. Poco male, infatti grazie alla nostra guida in breve tempo potrai essere pronto ed operativo.

Nei prossimi giorni, pubblicheremmo invece una serie di articoli che andranno ad analizzare singole problematiche sulla fatturazione elettronica, andando a dissipare molti dubbi operativi che potrebbero sorgere durante l’emissione delle proprie fatture.

In questo articolo analizziamo un primo questito che in questi giorni molti clienti ci stanno chiedendo e sicuramente ha bisogno di un piccolo chiarimento, come pagare e applicare la marca da bollo in questo nuovo contesto.

Fattura elettronica e marca da bollo, come la applico?

Generalmente tutte le fatture non soggette ad IVA e che abbiano l’importo superiore  a € 77,47 sono soggette a tale imposta di bollo di 2,00 euro.

Partiamo col dire che la fattura elettronica, come tutti i file telematici, è per sua natura dematerializzata, e la “vecchia” marca da bollo cartacea NON potrà essere apposta sulla copia di cortesia cartacea.

Fattura elettronica e marca da bollo, come la pago?

Per procedere invece al pagamento, occorrerà versare gli importi cumulativi delle marche da bollo tramite modello F24, apponendo sulla fattura elettronica la seguente dicitura:

“Imposta di bollo assolta in modo virtuale ai sensi del D.M. 17/06/2014”

Tale dicitura verrà inserita all’interno del flusso XML della fattura elettronica, che risulterà pertanto regolarmente emessa.

Il consiglio che possiamo dare è di configurare il proprio programma di fatturazione per l’inserimento automatico della dicitura, evitando così omissioni o errori.

Ma come verso il modello F24 e quale scadenza devo rispettare?

Per assolvere l’obbligo di versamento occorre che il contribuente provveda al pagamento del modello F24 cumulativo entro 120 giorni dalla chiusura dell’esercizio, inserendo nella sezione erario il codice tributo 2501 e l’esercizio di riferimento.

Ti sono rimasti dubbi o quesiti? Scrivici per richiedere approfondimenti.

Voglia di creare qualche cosa di nuovo, voglia di mettersi in gioco o semplice desiderio di un miglioramento economico. Sono questi i fattori che spingono molte persone a lasciarsi alle spalle il “posto fisso” acquisito o ancora ricercato, per aprire la propria attività.

Chiunque voglia mettersi in gioco ha la nostra ammirazione e stima, lo scopo di questo pensiero scritto però è quello di portare alla luce alcune “complicazioni” che dalla nostra esperienza di consulenti riteniamo vengano sottovalutate o del tutto ignorate da molti neo imprenditori.

Non a caso la percentuale di aziende che chiudono entro i primi 5 anni di attività risulta elevatissima, e attenzione non stiamo parlando di persone poco preparate o alle prime esperienze lavorative, ma seri professionisti che negli anni hanno saputo contraddistinguersi nei loro campi per competenza e preparazione.

Da dipendente a imprenditore

Uno delle prime cose che vengono sottovalutate da chi si apre alla libera professione è l’organizzazione. Quando infatti lavoriamo in un contesto “strutturato” il nostro pensiero è rivolto quasi esclusivamente al nostro compito, il nostro obbiettivo quotidiano è fare al meglio quello per il quale siamo preparati e formati. Un ingegnere penserà al suo progetto, un elettricista al suo impianto e un commercialista ai suoi calcoli.

Ecco però che il discorso cambia radicalmente quando ci mettiamo in proprio, spesso infatti sottovalutiamo l’ecosistema che gira intorno al nostro lavoro e che ci permette di svolgerlo in maniera ottimale. I clienti andranno cercati e dovremmo diventare dei “piccoli” esperti di marketing o investire molto tempo per acquisirne di nuovi.

La stampante che tanto sembrava scontata è da acquistare, per non parlare della carta e dei toner da controllare.

Anche le fatture per l’acquisto del materiale saranno un ulteriore lavoro, bisognerà catalogarle, contabilizzarle nel nostro gestionale e fornirle al commercialista per la contabilità.

Su questa ultima parte però la fatturazione elettronica ci verrà in soccorso, automatizzando in nostri processi e rendendo la gestione più semplice, per rendersi conto di cosa stiamo parlando ti invitiamo ad approfondire l’argomento con la nostra guida dedicata.

Dalla teoria del caos all’ordine

Altra cosa che spesso si da per scontata è l’organizzazione del lavoro. In aziende strutturate il nostro lavoro è codificato da una esperienza collettiva data dagli anni e dagli sbagli passati, ma quando saremo noi i “padroni” il punto di vista ambierà radicalmente, non ci saranno più regole da rispettare o norme codificate da seguire, saremo noi stessi a doverle creare con i nostri sbagli, la nostra esperienza e il nostro sudore.

Il ruolo del commercialista

Il commercialista è morto! Viva il commercialista! per riprendere un detto della Francia medioevale. La professione del commercialista infatti da sempre è stata vista come una mera attività di “calcolo imposte” (che data la “semplicità” fiscale del nostro sistema è comunque cosa non da poco), ma nel tempo la professione ha avuto una sua evoluzione, non più una guida per il solo aspetto tributario/fiscale ma un alleato dell’imprenditore, in grado di assisterlo in tutta la vita aziendale. Quando andrete a cercare il Vostro commercialista, il consiglio è quello di non fermarsi al solo prezzo, ma di valutare il reale valore aggiunto che andremmo a ricevere e i reali servizi ma in ogni caso scartare quei professionisti che si limitano al solo “calcolo delle imposte”.

Nella vita della nostra azienda avremmo infatti bisogno di un reale valore aggiunto che solo un professionista sa darci, dalla redazione di un business plan, alla decisione sull’acquisto e sulle tempistiche dell’acquisto di un macchinario o a servizi collaterali come il pagamento dei modelli F24 o perché no anche servizi di segreteria interna.

Ma alla fine volete farmi scappare?

Assolutamente No, ma il nostro primo compito è quello di informare e dire le cose come stanno. La partita IVA è e resterà il modo migliore per realizzare i propri sogni e costruire una propria carriera ma se fatta con consapevolezza e spirito di sacrificio. Proprio perché il nostro compito è affiancare gli imprenditori, non possiamo essere i primi a far sottovalutare le incombenze e gli obblighi ai quali andranno incontro.

E tu? Quale è stata la tua esperienza con la partita IVA o hai bisogno di consulenza? Contattaci.

 

Spesso si pensa che solo i grandi imprenditori possano detenere conti all’estero. Altri invece in maniera “maliziosa” pensano che sia un modo per eludere il nostro sistema fiscale, magari sottraendo alla vista del “grande fratello nostrano” importi per i quali si avrebbe difficoltà a dimostrarne la provenienza.

Fake news

Incominciamo subito a smontare la tesi del “complotto”,  infatti anche aprendo un conto all’interno dell’Unione Europea, così come in moltissimi altri paesi del mondo, non ci si sottrae ai controlli della nostra Agenzia Entrate, infatti grazie ad accordi fra le varie nazioni e al flusso telematico sarà relativamente semplice per una nazione scovare chi ha conti esteri non dichiarati.

Per farsi un’idea di quanto ormai il segreto bancario sia in via di estinzione, segnaliamo che l’inossidabile Svizzera ha di recente sottoscritto un accordo con l’Unione Europea (e molti altri stati) per un reciproco scambio di dati.

Conto estero a mia insaputa?

La domanda può generare un sorriso ma non è da scartare a priori, infatti molte banche straniere operano nel nostro paese e offrono carte prepagate collegate a IBAN stranieri, per i quali (come vedremo in seguito) in determinati casi bisogna compilare un quadro apposito all’interno del nostro modello UNICO.

Ma come faccio a sapere se ho una carta appoggiata ad un conto straniero? 

La risposta è molto semplice, dal nostro codice IBAN, questo codice è infatti utilizzato per eseguire operazioni fra conti correnti differenti e contiene al suo interno l’identificativo del paese di provenienza.

Se nelle prime lettere del nostro codice troviamo IT, avremo la certezza che il nostro IBAN è italiano mentre (a titolo di esempio) se troviamo le lettere DE, ci troviamo di fronte ad un IBAN emesso da una banca tedesca.

Ma cosa devo dichiarare all’Agenzia delle Entrate?

In fase di dichiarazione dei redditi, i conti correnti che non superano i 15.000 euro sono esclusi dal monitoraggio all’interno del quadro RW presente nel modello.

Resta però obbligatorio il pagamento dell’IVAFE in tutti i casi dove la giacenza media del conto superi i 5.000 euro.

Dal 2013 il quadro RW della dichiarazione dei redditi assolve anche la funzione di pagamento IVAFE.

Ma cosa è l’IVAFE e a quanto ammonta?

L’Ivafe è l’imposta sul valore della Attività finanziarie detenute all’estero per tutte le persone fisiche residenti nel nostro paese. Per i conti correnti e libretti esteri l’importo è di 34,20 euro per ogni conto corrente detenuto (sempre che superi i 5.000 euro). Come abbiamo visto nell’articolo, spesso il “diavolo” è presente nei dettagli, occhio quindi quando sottoscriviamo una carta ricaricabile o una prepagata.

Come sempre siamo a tua disposizione per approfondire la tua specifica situazione e per valutare insieme la migliore strada da percorrere.

Ormai sono anni che sentiamo parlare di spread, dalla crisi economica iniziata da più di un decennio, lo spread ha sempre avuto un posto d’onore nelle news nazionali, tutto solo soletto è riuscito a mettere in crisi economisti e governi, modificare politiche nazionali e intaccare la politica europea.

Nel nostro immaginario, se fosse un personaggio fantasy, sarebbe una via di mezzo fra Darth Vader e Freddy Krueger, ma con il vestito di un “pacioso economista”.

A quali conseguenze può portare?

Un bell’esempio di quanto lo spread possa influire sulle nostre vite, uscendo dai grigi uffici degli economisti, è l’aumento dei mutui che comporta rate più salate per famiglie e giovani coppie o singoli che decidano di acquistare casa. Questo aumento avrebbe ripercussioni sui mutui ancora da erogare, ma anche sui mutui già sottoscritti a tasso variabile.

Abbiamo capito che lo spread ha ripercussioni nella vita di tutti, ma cosa rappresenta? Come lo definiamo?

Possiamo iniziare dalla definizione “classica” ovvero: lo spread è il differenziale di rendimento fra due titoli di stato (generalmente utilizzando come titoli di stato di riferimento quelli emessi dal governo tedesco, essendosi guadagnati la fama di affidabilità). Ulteriore significato che il termine spread ha è il differenziale di tasso di rendimento di una determinata obbligazione e quello di un titolo terzo che prenderemo come riferimento (in questo caso parleremo di benchmark). Il rendimento reale che otterremo sarà direttamente correlato dalla fiducia di chi investe, che misureremo dalla differenza fra domanda e offerta del titolo.

Ma gli effetti indiretti dello spread?

Come abbiamo potuto constatare, lo spread è un dato, che emerge dalla differenza di due titoli di stato e questa differenza ha notevoli ripercussioni indirette a livello economico.

Sebbene difficile riuscire ad elencarle tutte ma le principali sono:

Conclusione

Sono ormai 10 anni che viviamo con lo spettro dello spread e in questi giorni l’Unione Europea minaccia l’Italia dichiarando di valutare una procedura per deficit eccessivo. In attesa dell’arrivo degli acchiappafantasmi cerchiamo di non farci intimorire troppo dallo spettro/spread e capire realmente come può influenzare la vita di tutti i giorni.

 

Una delle domande che spesso vengono poste, nell’ambito dell’utilizzo di un bene è di capire la differenza fra un contratto di comodato e un contratto di affitto.

È importante al fine di evitare future possibili contestazioni, capirne le differenze, le sfumature e la corretta applicazione.

Ma partiamo dal principio: che cosa è un contratto di comodato?

Nel diritto il comodato è una contratto dove, una o più parti consegnano un bene (mobile o immobile) per un utilizzo e un tempo predeterminato con l’obbligo della sua restituzione.

Chi concede il bene è detto comodante, mentre chi riceve il bene è detto comodatario.

E il contratto d’affitto?

Il contratto di locazione o di affitto è un contratto mediante il quale una persona (fisica o giuridica) da ad un terzo il godimento di un determinato bene.

Chi cede il bene è detto locatore mentre chi prende in gestione il bene viene definito conduttore.

Ma quando si usa il comodato?

Gli esempi di applicazione del comodato sono innumerevoli, uno dei principali campi di applicazione e la concessione al proprio figlio dell’utilizzo di un appartamento.

Come potremmo intuire questa fattispecie di concessione determina un tipo di contratto diverso dalla semplice locazione.

Nella quasi totalità dei casi infatti il comodato (disciplinato dall’articolo 1803 e successivi) è fatto a titolo gratuito, anche se vi sono tipologie di comodati a titolo oneroso, ma anche quando applicato a tale titolo la natura pecuniaria sarà sempre minoritaria.

Nel comodato chi riceve il bene, non potrà cederlo a terzi e dovrà adottare tutte le misure per preservarlo e conservarlo come fosse di sua proprietà.

Per avere valore giuridico il contratto di comodato dovrà necessariamente essere registrato entro 20 giorni dalla data di stipula, presso l’Agenzia delle Entrate apponendo una marca da bollo ogni 4 facciate e versando il modello F23 (in generale, segnaliamo che le marche da bollo, al fine di evitare sanzioni, non dovranno essere antecedenti alla data di stipula del comodato).

Ma alla fine che differenza ci sono nel concreto fra le due tipologie di contratti?

Le differenze principali sono nella natura stessa dei contratti, mentre i comodati si caratterizzano principalmente per la gratuità, il contratto di locazione nasce ed ha la sua genesi principale nella natura onerosa.

Ti piacerebbe leggere altri articoli su argomenti specifici? Scrivici e segnalaci i temi di tuoi interesse.

Tutto quello che devi sapere per iniziare subito con la fattura elettronica ed essere pronto dal 1° gennaio 2019.  Siamo sicuri che se sei un libero professionista, un artigiano o un PMI sicuramente ti starai attrezzando o informando su come gestire questo nuovo cambiamento.

Perchè questa guida?

Con questa guida vogliamo fare il punto della situazione e guidarti tramite gli strumenti e la tecnologia, che a nostro modo di vedere, vanno a formare tutto il pacchetto di informazioni che riteniamo ti occorra sapere per poter affrontare con sicurezza questo processo.

In questo blog post vogliamo darti un’anteprima dei contenuti, oltre ad augurarti, come sempre, una buona lettura.

Guida alla fatturazione elettronica - leggi ora

Introduzione

“La fatturazione elettronica è alle porte, un obbligo al quale le nostre attività dovranno far fronte, aggiornando i propri processi interni, la propria infrastruttura e il proprio modo di lavorare. Il nostro compito è quello di rendere questa transizione indolore.”

Eh si, Matteo Corna, Founder di FEI & PARTNERS introduce così la guida, ma perchè? Perchè siamo consapevoli del grande cambiamento che ci aspetta con questo processo ma al tempo stesso riteniamo sia anche una nuova opportunità che si presenta e che deve essere usata da tutti noi per migliorare i processi e le imprese.

Il principio

Inizieremo con lo spiegare cos’è la fattura elettronica, quali opportunità cela per la tua attività, i mezzi necessari per adottarla e gli errori da evitare.

Una modalità differente

La fattura elettronica è una modalità differente di emissione e ricezione delle nostre fatture ma alla fine di questa guida sarai entrato meglio nelle logiche di questo argomento e tutto sarà semplice e chiaro.

La lista della spesa

Inutile girarci intorno, per adeguarsi è necessario dotarsi di un minimo di infrastruttura e di software se non li possiedi, per questo ti guideremo nella scelta di quello che ti servirà per partire dalla base.

Quanto costa adeguarsi alla fatturazione elettronica?

I costi possono essere influenzati da diversi fattori, li vedremo insieme per poter darti un background chiaro con cui fare la tua scelta, dalla dotazione tecnologica, alle specifiche legate al tipo di lavoro che si svolge e le personali necessità.

Il processo nel dettaglio, come funziona lo SDI

Questa sarà la parte più tecnica ma anche più importante, non devi spaventarti ma è necessario entrare nel dettaglio tecnico per capire il processo e come funziona il sistema di interscambio su cui si basa la fatturazione elettronica.

10 domande e risposte riguardanti la fattura elettronica

Il tema trattato è vasto e per questo le 10 risposte alle 10 domande sulla fatturazione elettronica che troverai a fine guida ti toglieranno tutti i dubbi rimasti.

Cosa stai aspettando, scarica la nostra guida sulla fatturazione elettronica e arriva preparato al 1° gennaio 2019, inoltre a fine guida troverai un regalo per te.

Guida alla fatturazione elettronica - leggi ora

Ormai l’informatica anche nella Pubblica Amministrazione ha preso il sopravvento, se da un lato i vantaggi di poter inviare agli uffici pubblici le nostre pratiche in formato telematico sono innegabili, dall’altro lato ci sono delle problematiche di natura tecnica che rendono questo lavoro non alla portata di tutti gli utenti.

Molti clienti ci segnalano che non riescono a visualizzare negli allegati della posta elettronica i file P7M, ovvero i file firmati digitalmente.

Trovandoci in questa situazione abbiamo fatto una ricerca su come risolvere questa problematica e con piacere la condividiamo.

Questi file sono solitamente inviati dalla Camera di Commercio e dall’Agenzia delle Entrate e possono contenere comunicazioni importanti, come raccomandate, cartelle e molte altre missive.
Potete trovare maggiori approfondimenti in questo nostro nostro articolo, ma veniamo a noi:

Come facciamo a visualizzarli?

Per risolvere il problema dovremmo eseguire pochi passaggi, ma è importante rispettare l’ordine e le indicazioni:

Passaggio 1: posizioniamoci nel menu, STRUMENTI, OPZIONI

Passaggio 2: selezioniamo la voce EDITOR CONFIGURAZIONE

a questo punto una schermata ci avverte del rischio e selezioniamo ACCETTO I RISCHI

Passaggio 3:

con il tasto destro del mouse, nel menu a tendina selezioniamo NUOVO, BOLEANO e nella finestra che compare scriviamo: mailnews.p7m_external

A questo punto selezioniamo OK, chiudiamo le finestre e riavviamo il programma. Tutti gli allegati che in precedenza erano “invisibili” saranno presenti e pronti all’uso.

Spero che questa breve guida ti possa essere stata utile, hai altri problemi di natura informatica? Condividili e come con la consulenza troveremo insieme la soluzione migliore.

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