Contributi INPS: come controllare i versamenti

Finalmente la meritata pensione è in dirittura d’arrivo e allora incominciamo a programmare la nostra seconda vita, magari trasferendoci al mare o dedicandoci alle passioni per troppo tempo trascurate. Di buona lena chiediamo l’estratto conto contributivo all’INPS per avere una visione del nostro futuro, e con estrema sorpresa troviamo un buco dei versamenti dato da un precedente lavoro.

Come controllo che i miei versamenti siano corretti?

Partiamo dal presupposto che fra gli oneri del datore di lavoro vi è quello del pagamento regolare oltre che degli stipendi anche dei contributi previdenziali.

Ogni lavoratore dovrebbe per quanto sopra esposto, premurarsi con regolarità alla verifica di tali versamenti, infatti complice la crisi sono sempre più le aziende che non versano in maniera continuativa il dovuto all’Ente, con possibili ripercussioni per il lavoratore.

Per il controllo del versamento non occorre chiedere nulla al proprio datore di lavoro, ma basterà registrarsi al portale www.inps.it, per verificare in autonomia la propria posizione, verificare la correttezza dei versamenti e parlare direttamente con l’ente in caso di quesiti o posizioni non chiare 

Ho controllato i miei versamenti INPS e non risultano corretti, cosa posso fare?

La situazione non è irrecuperabile, come vedremmo infatti il lavoratore è sempre tutelato nei suoi diritti, anche se il fattore tempo è un elemento chiave per poter giungere ad una soluzione senza rischiare di ingarbugliarsi in un ginepraio legislativo.

Se ci accorgiamo entro i 5 anni dall’omesso versamento contributivo da parte del nostro datore di lavoro la risoluzione è certamente più semplice, infatti i contributi mancanti e non versati saranno recuperabili senza esborso di denaro per il dipendente, che segnalando all’INPS e all’Agenzia delle Entrate il mancato versamento, gli enti stessi si attiveranno con un accertamento all’azienda dandole tre mesi di tempo per procedere al versamento del dovuto.

Più impervia la strada nel caso il lavoratore abbia verificato il mancato versamento oltre i cinque anni, essendo i contributi caduti in prescrizione, in questo caso gli Enti preposti non potranno più agire direttamente nei confronti dell’azienda debitrice.

Nell’ultimo caso sopra descritto, l’unica strada è la citazione in giudizio, chiedendo il risarcimento del danno subito.

Il dipendente per riscattare i contributi non versati dovrà versare in proprio la somma mancante, per poi rivalersi sul datore di lavoro, una procedura certamente non agevole e non priva di implicazione economiche.

Come abbiamo visto risulta essenziale dotarsi di tutti gli strumenti per poter monitorare la propria posizione fiscale e pensionistica.

La tecnologia viene in soccorso, infatti non sarà più necessario perdere giornate presso vari Enti, ma basterà un computer e l’intimità della nostra abitazione.

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